Percorso e Formazione
Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo della tricologia?
Non è stato un percorso lineare, ma una serie di incontri e curiosità che mi hanno portato qui. Ho sempre avuto un forte interesse per il benessere delle persone e, negli anni, ho capito quanto il problema della perdita di capelli possa avere un impatto profondo sulla vita di chi lo affronta.
Quali sono stati i passi fondamentali della tua formazione in tricologia?
Quando ho iniziato, la tricologia era un mondo chiuso ai non medici. Ho scelto comunque di formarmi, frequentando corsi destinati ai medici, anche se inizialmente non potevo ottenere attestati. Uno dei momenti chiave è stato sicuramente quando, nel 2014, ho ottenuto il diploma in tricologia: era la prima volta che veniva organizzato un corso ufficiale anche per i “non medici” e sono stato tra i primi diplomati in questo settore.
Hai seguito corsi specifici o certificazioni particolari?
Sì, assolutamente. I corsi che ho seguito trattano temi ampi e approfonditi come la fisiologia di capelli e cuoio capelluto, l’impatto di stress, alimentazione, sole e cosmetici, patologie comuni come psoriasi, dermatiti, infiammazioni, l’uso di oli essenziali e creme specifiche, e soprattutto le tecnologie più innovative come le protesi iper-sottili 3T, che sono brevettate e molto avanzate.
Questi corsi, che si tengono due volte l’anno in primavera e in autunno, sono fondamentali per chi, come me, fa consulenza tricologica ogni giorno.
Esistono differenze nei percorsi formativi tra te e gli altri specialisti?
Sì, rispetto ai medici ho un approccio più pratico e orientato alla consulenza personalizzata. Analizzo a fondo le abitudini e i comportamenti delle persone per individuare la causa del problema.
Quanto è importante l’aggiornamento continuo nel tuo ambito?
Essenziale. Il settore è in continua evoluzione e aggiornarsi significa offrire sempre il meglio ai clienti. Anche se alcuni corsi non prevedono esami, sono fondamentali per acquisire nuovi strumenti e offrire consulenze sempre più efficaci.
Cosa fai per rimanere aggiornato? Quali congressi, eventi o cos’altro?
Partecipo costantemente ai congressi organizzati da enti come SITRI e TricoItalia. Sono eventi in cui si condividono protocolli, si presentano casi studio e si discute delle ultime novità del settore. Ultimamente sto seguendo con interesse la nascita della Tricologia Oncologica, che partirà ufficialmente nel 2025: un ambito delicato ma importantissimo.
Filosofia e Metodo di Lavoro
Qual è il tuo approccio con le persone che si rivolgono a te?
L’ascolto è fondamentale. Spesso arrivano da me dopo aver provato tante soluzioni senza successo. Dal farmacista, dal dermatologo, dal parrucchiere, ma senza soddisfare completamente il cliente. Capire il loro percorso e le loro aspettative è il primo passo per trovare il trattamento giusto.
Non mi interessa vendere “un prodotto”, ma capire chi ho davanti: com’è il suo stile di vita, che abitudini ha, quali prodotti usa… Solo così riesco ad arrivare davvero alla radice del problema.
A cosa poni particolare attenzione nel tuo lavoro, che secondo te fa la differenza?
Ai dettagli. Un problema ai capelli non è mai solo estetico, ha sempre una causa più profonda. Analizzare la routine della persona, lo stile di vita, l’alimentazione e i prodotti usati fa spesso la differenza nel trovare la soluzione giusta.
Quali sono i problemi tricologici più comuni che incontri nei tuoi clienti?
La caduta dei capelli, sia per alopecia androgenetica che per cause legate allo stress, e problemi del cuoio capelluto come dermatiti e psoriasi.
Quali sono gli errori più comuni che le persone fanno nella cura dei propri capelli?
Oh, ce ne sono tanti. Usare shampoo troppo aggressivi o non adatti, esporsi al sole senza protezione, affidarsi a rimedi “fai da te” letti su internet, pensare solo al capello e mai alla salute del cuoio capelluto.
Ma soprattutto pensare che esista una soluzione immediata e definitiva alla caduta dei capelli. Molti si aspettano risultati rapidi, ma in realtà serve tempo, costanza e continuità, sia nei trattamenti in studio che nelle cure a casa, che vanno comunque ripetuti periodicamente per tenere il problema sotto controllo.

Tecnologie e Innovazione in Tricologia
Quali sono le tecnologie o metodologie più innovative che stai adottando nel tuo campo?
Oltre ai trattamenti classici, utilizzo protesi iper-sottili 3T, che hanno un brevetto esclusivo e danno un effetto naturale, e collaboro con specialisti di autotrapianto e tricopigmentazione per offrire soluzioni integrate. Inoltre in LANDEN abbiamo prodotti con formulazioni esclusive, molto efficaci, che non si trovano altrove.
Puoi raccontarmi un caso particolarmente significativo di trasformazione di una persona che hai trattato?
Uno dei casi che ricordo meglio è quello di un ragazzo molto giovane con un diradamento precoce. Aveva provato di tutto senza risultati e stava perdendo fiducia. Dopo un percorso personalizzato e l’utilizzo di una soluzione su misura, ha ritrovato non solo i capelli, ma anche sicurezza in sé stesso.
Collaborazioni e Network Professionale
Quanto è importante il lavoro di squadra nella tricologia?
Fondamentale. In Landen lavoriamo con medici, tecnici protesici e chirurghi per offrire un approccio multidisciplinare. Questo ci permette di affrontare ogni caso da più punti di vista e trovare la soluzione più giusta.
Come la tua specializzazione si integra con quella degli altri professionisti?
Io mi occupo della parte di consulenza e analisi, mentre i medici in struttura si occupano di eventuali prescrizioni, trattamenti farmacologici e chirurgici. È un lavoro di squadra. Loro si occupano della parte clinica, io mi concentro sulle abitudini e sul comportamento. Questo doppio binario ci permette di andare molto più a fondo rispetto a un approccio standard.
Ci puoi fare un esempio di un caso in cui la collaborazione tra diversi esperti ha portato a un risultato eccellente?
Sì, mi viene in mente un ragazzo che ha iniziato a venire in Landen quando aveva circa 25 anni. Abbiamo cominciato con un percorso di cura progressivo, utilizzando lozioni, integratori e farmaci adatti alla sua età, per rallentare la caduta e mantenere i capelli. Abbiamo poi affiancato trattamenti intradermici in studio con la dr.ssa Mahlegha, come il TricoFiller, e nel tempo siamo riusciti ad ottenere un leggero ispessimento in alcune zone diradate.
Avendo fiducia nel percorso e nei risultati, ha deciso di fare un autotrapianto per ridisegnare l’attaccatura frontale, che si era leggermente arretrata. Dopo l’intervento, ho continuato a seguirlo con trattamenti di mantenimento.
Qualche anno dopo, quando ha voluto cambiare look e portare i capelli molto corti, abbiamo coinvolto anche Mirko per la tricopigmentazione, in modo da coprire la cicatrice del trapianto nella zona della nuca.
È un esempio perfetto di percorso integrato: cura, chirurgia e tricopigmentazione. Oggi ha 34 anni, continua a venire per i controlli, e si è affidato praticamente a tutti i professionisti del centro, con grande soddisfazione.
Qual è, secondo te, il vero valore di avere un team multidisciplinare al servizio del cliente? Che vantaggi dà rispetto ad un approccio più verticale?
Un approccio completo permette di affrontare il problema da più punti di vista e trovare soluzioni più efficaci. Qui in Landen non abbiamo una sola specializzazione, avendo scelto di collaborare con un team multidisciplinare possiamo proporre la soluzione più giusta e migliore per ogni caso e persona.
Messaggio Finale e Fiducia
Cosa dovrebbe cercare una persona per riconoscere un vero esperto in questo campo?
Esperienza, formazione continua e capacità di ascoltare. Diffidate di chi promette soluzioni miracolose senza analizzare a fondo il problema.
Come può un cliente sentirsi sicuro di essere nelle mani giuste?
Chiedendo sempre un consulto approfondito e valutando la competenza del professionista. Un esperto non si limita a vendere un prodotto, ma cerca di capire realmente il problema.
Qual è la cosa più gratificante del tuo lavoro?
Vedere una persona rinascere. Succede spesso: all’inizio arrivano con poca fiducia, magari si sentono a disagio. Poi iniziano il percorso, si vedono i risultati, si guardano allo specchio… e tornano a sorridere. Quella è la soddisfazione più grande.
Il tuo Ruolo e la tua Specializzazione
Quali strumenti o analisi utilizzi per individuare la causa reale della caduta dei capelli?
Durante la visita tricologica utilizzo strumenti specifici come il tricoscopio, che mi permette di fare un’analisi oggettiva e visiva della situazione del cuoio capelluto e dei capelli.
Grazie a sonde ottiche con ingrandimenti fino a 200x, ed altri strumenti specifici, posso osservare lo stato della cute (sebo, infiammazioni, secchezza), la struttura del fusto, il calibro del capello, la densità per cm², e la presenza di capelli in ricrescita.
Abbino sempre questa analisi a una valutazione fotografica comparativa, utile per confrontare in modo trasparente i risultati nel tempo, ed evitare di affidarsi solo alle sensazioni.
Un esempio concreto? Un ragazzo giovane è arrivato da me per un secondo parere, convinto che le cure fatte in un altro centro stessero funzionando. Ma confrontando insieme le foto iniziali e quelle più recenti, abbiamo visto chiaramente che la situazione era peggiorata. Quando si è affidato a noi, grazie all’esperienza, agli strumenti giusti e a una diagnosi accurata, abbiamo individuato la vera causa e iniziato un trattamento mirato, che includeva anche l’utilizzo di un farmaco specifico. Questo gli ha evitato di perdere altro tempo, soldi e fiducia.
Come costruisci un percorso personalizzato per un paziente che presenta diradamento o alopecia iniziale?
La prima cosa che faccio è una visita completa con analisi strumentale, utilizzando la TricoCamera per valutare lo stato del cuoio capelluto e il grado di miniaturizzazione dei capelli, in particolare nelle zone più sensibili come il vertice e le aree fronto-temporali.
Se siamo davvero agli inizi, e si tratta di un paziente giovane — di solito tra i 20 e i 25 anni — il diradamento non ha ancora superato i primi stadi. In questi casi inizio sempre con un trattamento di mantenimento domiciliare, consigliando prodotti mirati per contrastare le cause dell’assottigliamento progressivo, mantenere il bulbo attivo il più a lungo possibile nella fase di crescita (anagen), e mantenere in equilibrio la salute del cuoio capelluto, regolando eventuali eccessi di sebo o infiammazioni.
Non propongo soluzioni invasive in questa fase, ma monitoriamo ogni tre mesi con foto comparative per verificare l’efficacia del percorso.
Nel caso servano terapie più specifiche, entra in gioco la dottoressa del nostro team medico, che può prescrivere trattamenti farmacologici mirati — ad esempio con molecola anti-DHT — oppure proporre terapie curative in studio, solo se necessario.
L’obiettivo è sempre agire in modo tempestivo, con un approccio graduale, su misura e scientificamente fondato.
Come si capisce se il problema riguarda il cuoio capelluto (cioè la pelle della testa) o i capelli in sé?
Lo capiamo attraverso l’esame con la TricoCamera, che grazie all’uso di diverse sonde ci permette di analizzare sia lo stato della cute (infiammazioni, sebo, desquamazioni), sia la qualità e il calibro del fusto del capello, oltre alla densità per centimetro quadrato.
Spesso le due cose sono collegate, ma non sempre: ad esempio, una persona può avere una dermatite importante senza soffrire di alopecia. In quel caso ci si concentra esclusivamente sulla cura del cuoio capelluto.
La TricoCamera ci dà una lettura oggettiva e visiva, indispensabile per distinguere le cause e agire in modo mirato.
Quando è il momento di passare da una terapia curativa a una soluzione estetica, come protesi, trapianto o tricopigmentazione?
Il passaggio da una terapia curativa a una soluzione estetica dipende da due fattori principali: la risposta del paziente ai trattamenti e i suoi desideri personali.
Se dopo circa un anno di cure — come terapie domiciliari, TricoLaser o TricoFiller — si osserva che non si riesce a mantenere la situazione stabile, allora si inizia a valutare un’evoluzione del percorso.
La tricopigmentazione può essere proposta in presenza di una calvizie già visibile, soprattutto se il paziente sceglie di portare i capelli rasati: è una soluzione rapida, efficace e non invasiva.
L’autotrapianto è indicato se il soggetto ha ancora una zona donatrice sufficiente, e si desidera un rinfoltimento permanente.
La protesi capillare viene consigliata solo nei casi in cui le altre opzioni non siano più praticabili, ad esempio quando la calvizie è molto avanzata. In questi casi diventa la soluzione estetica più realistica ed efficace per un cambiamento visibile.
In ogni caso, prima di ogni transizione, valutiamo attentamente lo stato del cuoio capelluto, la disponibilità di capelli residui, e soprattutto le aspettative del paziente, costruendo un percorso coerente e realistico.
✅ Perché Scegliere Stefano?
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Offre consulenze personalizzate, analizzando abitudini, cause e comportamenti per individuare la vera causa del problema.
Lavora in un centro tricologico multidisciplinare, con accesso a soluzioni avanzate.
È specializzato in diagnosi approfondite e trattamenti su misura per ogni caso.
È riconosciuto per la sua empatia, onestà e attenzione reale alla persona.